A volte mi capita di sentire ciò che provano le persone a me care.
Una giornata normalissima, serena, tranquilla. Lineare e piacevole nel suo lento scorrere domenicale. Poi il solito incontro, due ore mangiate via agli ozi, sparuti ritagli di tempo per ascoltare i piccoli inconvenienti della settimana e le scadenze incombenti. Qualche abbraccio, qualche bacio, le solite frasi ripetute, le solite raccomandazioni. Tutto come da copione.
L'umore, spensierato, non cambia finchè non si accende il motore che mi riporta verso casa. Guardo la strada ma mi trovo in una cucina.
Una cucina dove una signora pensa che deve preparare la cena, domani deve andare a lavorare, pensa che vorrebbe fare tante cose ma che ormai non è più tempo, che non si fida di nessuno e che nessuno la capisce, e per questo è sola. Deve preparare la cena e è sola.
Guardo la strada ma mi trovo in un ufficio.
Un ufficio dove un signore pensa che deve preparare le raccomandate prima di domani, perchè domani dovrà andare a lavorare fuori città, mentre oggi, anche se sarebbe giorno di riposo, lui è lì. Pensa che vorrebbe essere altrove, vorrebbe avere meno obblighi, meno pesi, meno ostacoli. Vorrebbe più appoggio da chi lo circonda, ma è consapevole che coloro che lo amano non sono in grado, non sono all'altezza di poterlo fare. Allora meglio lasciare i rapporti in superficie, senza confidare nulla, senza far trapelare l'ombra di un cedimento. Per questo, si sente oppresso. Ma pensa anche che è meglio non pensare. Se no perde tempo e non scrive le raccomandate.
Guardo la strada e tutta la serenità viene spazzata via da un senso di solitudine e oppressione talmente violento che il sale liquido che sgorga dagli occhi mi brucia le gote.
Intuisco cosa si agita in chi mi è caro e me ne approprio, senza, però, desiderarlo.
Non è paranormale, non è amore, nè tantomeno supposizione.
E' empatia.
E ne farei volentieri a meno.
saluti
domenica 22 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
la forma sonora

Ieri mi è successa una cosa triste: una persona a cui tengo tanto mi ha causato un grande dispiacere. Una persona di cui mi fidavo ha tradito deliberatamente questa fiducia, mentendo anche di fronte all'evidenza, anche a fronte di una relazione stretta e protratta per lungo tempo.
"Sono molto delusa." ho pensato. Ma in realtà era ben più di quello.
Ripongo fiducia in tante persone che frequento quotidianamente, ma mantengo quel briciolo di diffidenza che mi rammenta il detto "errare humanum est". E così, nel peggiore dei casi, vengo delusa da un tradimento, chiudo il rapporto e azzero il mio rispetto verso chi non ha apprezzato il dono della mia mano tesa. Quella è una delusione, e dura il tempo di scordarmi il volto di chi me l'ha procurata.
Il mio caso è più complesso. Il legame è forte, fortissimo. E la mia adorazione antica. Tanti gli scontri, ma anche tanto l'affetto e soprattutto la stima. Commozione, ogni volta che ripenso ai bei momenti, ormai pochi e lontani, trascorsi in serenità. Un'obiettività costantemente seppellita dal sentimento. Allora cos'è? Disillusione forse?
Non solo.
Magicamente, una parola persa tra le pagine dei libri e i tra i corridoi del liceo si è posata sulle mie labbra: desengaño.
Calderòn de la Barca, Luìs de Gongora e Francisco de Quevedo: quella rosa di autori affermatisi tra il Siglo de Oro e la Contrarreforma che, attraverso le proprie opere, denunciavano la crisi dei valori rinascimentali e cavallereschi, la crisi di tutto ciò in cui si credeva un tempo e che, improvvisamente, era crollato.
Il disinganno esiste anche in italiano, ma niente come il suono di questa parola pronunciata in spagnolo può dare forma, almeno sonora, a ciò che penso.
E qui di seguito, un brano che spiega a mio avviso, perfettamente, che cosa sia.
Liberamente tratto e tradotto da un articolo di Carolina Jaimes Branger.
"......Quello del desengaño è forse uno tra i peggiori sentimenti che gli esseri umani possano sperimentare. Il desengaño va oltre la rabbia, oltre il dolore, oltre l'odio. Il desengaño vola e si erge sopra a tutti questi, perchè con esso vi sono anche la burla, il disprezzo e l'ipocrisia. E soprattutto è accompagnato dalla percezione di essere stati presi in giro, essere stati presi per ingenui, creduloni o chissà cos'altro. A ogni modo, il desengaño si trasforma sempre in una tragedia.
Ci sono diversi tipi di desengaño: il più comune è quello romantico, nonostante, bene o male, tutti abbiano a che fare con l'amore. Poichè l'ammirazione, il rispetto, la considerazione e l'insieme di tutti gli altri sentimenti nobili, rimangono comunque una forma d'amore. E dato che hanno a che fare con esso, causano poi tanto dolore.
Il desengaño comincia con il rapimento, un rapimento soggettivo che consiste nell'idolatrare la persona amata, rispettata e considerata. Non gli si scorgono difetti. Il destinatario di tante attenzioni si converte automaticamente in un modello di virtù. Le sue parole risuonano gloriose, qualsiasi cosa dica, dall'argomento futile al più pregnante, perchè il rapimento annulla la capactà di distinguere, di paragonare, di discernere.
Siccome dalla controparte spesso giungono promesse di staordinaria corrispondenza a tali sentimenti, il rapimento diventa via via più coinvolgente. E quand'anche non venga concesso nulla, il "rapito" attende con pazienza, confidando nel giorno in cui tanto amore verrà ricompensato. Tutto, in questo rapporto, viene stravolto e esagerato......"
Come se avesse subito un lungo processo d'incubazione, il desengaño si palesa propriamente, quando la realtà si manifesta come tale agli occhi del "rapito", il quale percepisce la frustrazione vibrante delle proprie aspettative e un senso di sconcertante disincanto nei confronti del mondo che lo circonda. La scoperta genera confusione, e questa, unita all'insieme di sentimenti negativi verso chi si adora e verso sè stessi scaglia il "rapito" nel cuore più profondo di questo sentimento.
E qui mi trovo io oggi.
saluti
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