
Solo con chi ho parlato vis à vis sa bene il motivo per il quale ometterò di trattare un argomento che tanto si suole snocciolare in questo periodo dell'anno. Gli altri, anzi, le altre fedeli lettrici (e stavolta devo sottolineare il nome di martyna) con le quali torna difficile incontrarsi e adoperare la viva e disgustata voce in merito, spiegherò più in là, magari attraverso canali differenti, le vicende.
Domenica trenta agosto, la gente torna in città, ma non propriamente in blocco. Un po' alla volta, lentamente, i parcheggi cominciano a riempirsi. Dalle auto scendono padri carichi di pacchi e bagagli, bambini che trascinano secchielli e palette reduci da tanti giochi, coppie stanche e silenti, per il jet lag, per le ore in coda in auto, per il troppo tempo passato insieme senza avere una valvola di sfogo. Qualche vecchietto con le mani giunte dietro la schiena che passeggia, osserva la scena e prosegue indisturbato, non sentendosi parte di questo viavai.
"Domani è ancora agosto, lasciateci riposare!" sembrano levarsi le voci di chi torna. Invece, sebbene sia ancora agosto..è pur sempre lunedì.
I bambini tornano a scuola, chi controvoglia, chi contento di ritrovare gli amici, raccontare delle vacanze e sfoggiare il nuovo diario. Gli (im)piegati arrancano verso la scrivania succhia sangue che li aspetta, ma anche qui, analogamente ai figli, c'è qualcuno che non vede l'ora di spettegolare con i colleghi di fronte alla macchinetta del caffè, e altri, o altre, di ostentare la tintarella conquistata sotto il sole cocente delle ore più calde.
Poi il resto: ambigui studenti in biblioteca, insegnanti alle prese con nuove classi e vecchi programmi, commesse intente a scontare tutto lo scontabile per terminare gli ultimi due giorni di saldi, baristi che riaprono le saracinesche e puliscono la macchina del caffè che tanto odieranno nei mesi a seguire, farmacisti assillati dalle domande sulla nuova influenza, benzinai che se la ridono, automobilisti che piangono nel traffico cittadino, preti che già pensano all'avvento.
Si, è la primavera il momento in cui la natura si risveglia e così anche l'uomo. Complici le temperature miti e le giornate "più lunghe". Ed è il 31 dicembre il momento in cui si formulano i buoni propositi da mettere in atto il giorno dopo (anche se poi tutti rimandano al post-epifania).
Eppure l'inizio di settembre è anch'esso, a suo modo, un risveglio, un tornare al solito posto, ma diversi, cambiati dall'estate, pronti a ricominciare, a dare una svolta .
Il caldo, il sole, gli spostamenti, il viaggio, i contatti con realtà diverse dalla solita, le esperienze vissute, gli incontri fatti, i sentimenti e le sensazioni provate, i pensieri elaborati di conseguenza, ti riportano a casa trasformato. Fai le stesse cose, ma ponendo più attenzione al come le fai, incontri le stesse persone, ma scegli con cura il grado di confidenza da adoperare, cerchi di coltivare ciò che di buono ti sei portato dalla vacanza e, viceversa, estirpi tutto ciò che non è più al tuo livello e, perciò, non merita la tua attenzione, investi tempo e soldi in nuovi progetti che diano sfogo alle qualità che più risaltano in te.
Chi programma matrimoni, chi dottorati, chi già altri viaggi. A casa hai gli strumenti per farlo. Ora, hai il tempo per farlo.
L'imperativo è scremare a maglie fittissime, tenere tutto il buono dell'estate e ripartire!
saluti

