Sette cose che detesto sono poche, molto poche. Ne odio molte di più. Ma l'odio, come l'amore, è impulsivo e mutevole, mentre detestare qualcosa o qualcuno è un sentimento profondo, stabile, motivato. E per adesso mi sono presa la briga di elaborare solo sette motivazioni. Sufficienti, a mio insindacabile avviso, per il momento.
Il mondo di Grom: il mercoledì pomeriggio, in una strada trafficata del centro città, una persona colta dagli strascichi d'arsura dei primi di settembre, si ritrova di fronte a una rinomata e lodata gelateria. Più che per la scarsità di botteghe simili in zona che per la fama del posto, costei sale a malapena il gradino che delimita il maciapiede inquinato dall'ingresso giallo e luminoso del negozio. Di fronte a lei si staglia una fila di dieci, dodici persone disordinatamente in coda. Subito deduce che, se c'è tanta gente, allora vorrà dire che ne vale veramente la pena. Perchè perdere tempo è un peccato giustificabile solo se ripagato da un piacere d'intensità pari o superiore. E sebbene le unità di misura siano diverse, ognuno di noi butta ore al vento crogiolandosi in qualche vizio: sesso, cibo, shopping, ozio (l'elenco è infinito dai feticisti delle scarpe ai maniaci per i modellini).
Ma qualcosa non torna: dietro il bancone tre ragazzi e una ragazza tutti intenti a servire gelati. La cassa, vuota. Il tempo passa e la gente comincia a spazientirsi, qualcuno abbandona. La nostra incredula cliente è ormai a metà coda: come in tutte le cose, mollare adesso sarebbe sciocco. L'attesa è insopportabile, e si chiede come mai quei baldi giovini non si ripartiscano i compiti: uno fisso alla cassa e tre a servir coni e coppette.
Molto infastidita giunge alla meta, ma il ragazzo che dovrebbe servirla è ancora perso dietro le richieste della cliente precedente. Con il fumo alle orecchie comincia a mettere i soldi della sua coppetta sul piattino, giusto per accelerare. Finalmente giunge, con serafica e altezzosa espressione, il ragazzo che la deve servire. E' la resa dei conti: ordina la coppetta, i gusti e poi, seguendolo al banco, lancia la domanda che tutti, in quella manciata di freddi metri quadrati, si stanno ponendo: "Scusi, se posso, come mai non c'è una persona che rimanga fissa in cassa e altre che servano i gelati? In questo modo forse si velocizzerebbe il tutto.".
Pinguini nel locale: il ragazzo che a occhio e croce ha appena vent'anni, la guarda altero e schifato ma pronto a fare un atto di carità rispondendo alla ragazza. "No, signora, vede la nostra politica è quella di seguire il cliente in tutta la fase di acquisto del gelato. Io prendo il suo ordine, io amalgamo il gelato ogni volta......perchè vede è tutto fatto con ingredienti naturali e per renderlo morbido e cremoso devo amalgamarlo con la spatola di continuo. Io le servo il gelato in tutto e per tutto e lei non viene sballottata da una persona all'altra come se fosse una persona qualunque. Noi ci prendiamo cura del cliente!" conclude il provetto oratore. La nostra malcapitata afferra quella cazzo do coppetta, sforza un sorriso falsissimo, esordisce con un conciliante "Ah, bè effettivamente, non ci avevo pensato, bravi!" e se ne va, tra gli sguardi attoniti delle persone che stentano a credere alle parole appena udite.
Venti minuti per un gelato a Milano sembra una bestemmia, un crimine, una leggenda metropolitana. Senza contare che il gelato sarà anche naturale ma di sopraffino ha ben poco, soprattutto considerando il prezzo e la quantità; un difetto su tutti: le creme hanno tutte lo stesso sapore.
Per carità, proprio io non sono tipo da fast food o roba industriale: bando al gelato gusto puffo (dolce memoria della mia infanzia), poichè a una certa età cominci a capire che buttar giù coloranti e schifezze non sia il massimo della salute. Sono persona che si diletta in cucina: nella pasta ripiena e nelle torte so cosa ci ficco e me ne sto tranquilla. Altrove, porgo attenzione a cosa mi si propina.
Tuttavia, a parità di "freschezza", preferisco di gran lunga i prodotti della gelateria Marghera, nell'omonima via, dove il prezzo è inferiore, la fama è simile e il gusto nettamente superiore. O ancora, spostandoci fuori Milano, rimane imbattuto il binomio qualità-prezzo della gelateria Panna e Cioccolato di Riccione: rosa di gusti non ampissima, ma delicatezza e sapore unici a prezzi che in città te li sogni (anche lì è tutto naturale, anche lì gli inservienti sono tenuti ad amalgamare continuamente i composti, ma la fila scorre veloce nonstante la clientela numerosa).
Quello che si legge sul sito di Grom è tutta una lunga tiritera sui due fondatori Guido Martinetti e Federico Grom alla ricerca delle migliori materie prime. Bisogna, aggiungo io, saperle poi anche utilizzare però: un gelato può avere la più pregiata varietà di nocciole delle Langhe, ma se è mantecato male ti ritrovi i pezzi di ghiaccio in bocca. La filosofia dei due giovani imprenditori ammette da subito l'inghippo della lentezza ma la rigira come se fosse un vantaggio; cito testualmente "..code di 15-20 metri davanti alla gelateria e sorrisi entusiasti .." mi sembrano due cose naturalmente inconciliabili. Una minaccia più che una virtù.
Che qualcuno vada a spiegare a quei due spumeggianti torinesi che la specializzazione è un principio economico testato e promosso da qualsiasi azienda di successo. Che "seguire il cliente in tutta la fase d'acquisto" comporta non solo rallentare la vendita (con conseguente perdita di clienti), ma anche avere del personale scarso in tutte le sue fuzioni poichè non gli viene lasciato il tempo di specializzarsi in un unico compito (a alcuni suonerà familiare). Che, si, la catena di montaggio è un concetto che funziona!
Il testo poi termina con una frase a dir poco stucchevole "La nostra vera gioia? Un bambino che sorride mentre mangia un gelato Grom.", che teneri! Ma voi avete mai visto un bambino che piange mentre mangia un gelato?
Eppure, nonostante la lentezza, nonostante i prezzi alti a fronte di quantità scarsa e dubbio gusto, le gelaterie Grom spuntano come funghi. E non posso fare a meno di domandarmi il perchè. La risposta temo sia sempre la stessa.
Le gelaterie, come i ristoranti di questo tipo, fanno leva sui loro "tratti distintivi": ricercato, personalizzato, unico, facendo così del semplice gelato un bene di lusso (esiste addiritttura la Gromcard!). E' triste constatare che il solo fatto di essere "unici" attiri una così vasta clientela: il concetto è "mi distinguo perchè io il gelato lo prendo da Grom (posto fighetto e costoso)".
Io continuo a sostenere che una persona si distingua per quello che pensa e come lo esprime, per come si comporta a seconda delle circostanze, e per quello che fa e l'impegno che ci mette, nonostante i risultati.
Non per cosa indossa. Non per chi conosce. Non per i luoghi che frequenta.
Detesto Grom perchè rende classista anche il gelato, e questo mi fa proprio incazzare.
saluti
martedì 8 settembre 2009
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5 commenti:
Bel colpo Patti! Sottoscrivo in pienissimo!!!
patatessa! ma tango è ricominciato? quando possiamo fare un cinemino?
http://www.youtube.com/watch?v=_4D9fe_0ZNY
musica e costumi MI PIACCCCCCIONO!
e tanto!
neeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee?
saluti
Piace assai anche a me, ma fino a quando è in distribuzione? Perché, come ti ho detto, io sono libera solo domenica e lunedì sera, ma le prossime due settimane sono un po' out of order!
concordo patty!! la cosa più importante del gelato è che sia buono..e che il cioccolato fondente sappia di cioccolato fondente!! ;)
a proposito di film: prossimamente fanno TOTORO in italiano!!!! andiamo a vederlo insieme? sarà stranissimo sentire le adorate canzoncine in italiano!
...e l'altro film..mi fate sapere quando andate?..mi piacerebbe unirmi a voi (se possibile) così riesco anche a vedervi!!
baciiiii
se possibile.........in che senso zia kayappu?
tu DEVI venire!
:D
saluti
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