sabato 28 febbraio 2009

licet

Una serie di giorni quieti. La routine: a volte un supplizio e altre volte una salvezza.
Qualche acciacco di cui verificare la natura, qualche personaggio da inseguire per ovvie ragioni, un sabato in fiera a riconfermare l'approccio caldo e simpatico della gente del sud, un pranzo al ristorante col fidanzato, una lenta organizzazione di future visite turistiche. Tutto condito da alti e bassi emozionali, dovuti a insicurezze, litigi, contrattempi e incomprensioni.
Con l'arrivo del carnevale, l'anno ha ormai svoltato. E' questa la ricorrenza che tutte le feste si porta via, per lo meno quelle invernali. Domani, comincia una lenta discesa fino alla pasqua. Poi da lì, una virata netta verso l'estate. Quel mix di festività cattoliche che regalano ponti lunghi e code ai caselli.
Quando ero piccola mi piaceva mascherarmi da principessa o damina del settecento, con tanto di parrucca e neo finto. Cose classiche e romantiche.
L'incanto si distruggeva nel momento in cui venivo costretta a indossare cappottone e sciarpone sopra il costume. Se già di mio non contribuivo a dare una figura slanciata e regale al personaggio, così imbacuccata ero solo un botolo con l'aria da trans. Aggiungiamoci poi che c'era l'espresso divieto di lanciare coriandoli a persone, bambini, cani o altri soggetti animati, onde evitare di arrecare disturbo a chicchessia, e ecco la penosa immagine di un barilotto truccato che lancia pezzetti di carta colorata al vento. Che tristezza.
Il carnevale l'ho sempre odiato: quella sensazione di libertà che permette di evadere e sgarrare alle normali regole di condotta civile, stroncata da un eccesso di zelo educativo nei confronti del prossimo. Quel prossimo che poi m'imbrattava il giubbotto di schiuma colorata.
Adesso non mi fa effetto, è una festa come un'altra, coi suoi dolci tipici, con l'occasione di vestirsi a tema, invece di mettersi semplicemente in tiro, prima di andare in discoteca o al pub.
Eppure l'altro giorno, mentre facevo sistemare la bicicletta, ho visto un nonno sereno mandare avanti due bambini verso me e mio zio. Questi, urlando sorrdenti, ci hanno lanciato una manciata di coriandoli e sono corsi avanti a cercare qualche altra vittima. Era tutto divertente, gioviale, libero, allegro. E a nessuno ha dato fastidio.
Ecco che, da una circostanza così stupida, mi sono resa conto che certe cose vanno lasciate fare all'età giusta. Senza anticipare eccessivamente, evitando di ritardare troppo.
Certe libertà le acquisisci crescendo, altre le possiedi finchè sei un nanetto trotterellante. Ma difficilmente potrai godertele tutte contemporaneamente. Perciò ciascuna va assaporata quando è tempo di farlo, quando è matura per noi.
La cultura, la storia, la letteratura te lo insegnano in mille modi, da "carpe diem" a "la fugacidad de la vida", al più popolare "zucc e melon a la su stagion". Ma, come tante altre cose, ne capisci il vero significato solo quando ti ci imbatti in prima persona.
Detto ciò, stasera intendo recuperare. Non ho costumi, ma qualcosa inventerò.
L'importante è divertirsi!
Buon carnevale!
saluti

2 commenti:

Asuka ha detto...

Dovevi essere un adorabile botolo con aria da trans. E sono sempre più convinta che saresti adattissima a tenere una rubrica in ultima pagina su una rivista.
Senti, tu e il tuo fidànzat, come dice la Roz che ora sta in Barhein ad abbronzarsi come una balena spiaggiata, non è che mi venite a trovare al ristorante gippojappo? Lavoro sabato a pranzo (settimana prox anche venerdì). Dàààài!!!

seicaffè ha detto...

eheh, grassie, ma c'è qualcuno di assai più colto che già occupa quello spazio sul giornale.
cmq verrò presto (sèttati sulla mia idea di "presto")a trovarti all'oasi.
nel frattempo ti consiglio la mostra "samurai" a palazzo reale, proprio caruccia!
tra l'introduzione e il primo capitolo della tesi, faccci un salto! ^.^
saluti