Ogni anno è la stessa storia.
Piano piano s'avvicina, accelera, cresce come una valanga fino a travolgerti. Alla fine non ne esci, non puoi uscirne. Puoi solo rimanere lì sotto, adattarti, accoccolarti e far cadere il cinismo in un breve letargo, oppure mantenerlo sveglio, mostrandoti il più refrattario possibile a tutto il buonismo e il consumismo che si porta dietro.
Nonostante mi sia accoccolata per molto tempo, facendomi, anzi, promotrice attiva di questa ondata stagionale così unica e radicata, già l'anno scorso ho cominciato a percepire che qualcosa stava cambiando. Che cominciavo lentamente a ricoprirmi d'insofferenza nei confronti della santa ricorrenza.
Rime a parte, sto sviluppando un'impensabile intolleranza al natale.
Impensabile perchè, fino a due anni fa, il natale era il periodo che reputavo il migliore di tutto l'anno: rimanevo estasiata alle prime lucine per i viali della città, agli addobbi nelle vetrine, alla profusione di noti motivetti e al suono di mille campanelle. Ci fu un periodo in cui le christmas carols rappresentavano il mio cavallo di battaglia canoro, in cui facevo l'albero con grande perizia, in cui percepivo quelle settimane definite "avvento" con emozione e inspiegabile attesa.
Inspiegabile perchè, non essendo cattolica per matura, ponderata e pacifica scelta, non "attendo" l'arrivo del bambino gesù in stile "a mezzanotte tutti a messa", ma sento fortemente la vigilia come momento in cui riunirsi con i propri cari (ma quelli a cui teniamo davvero, non qualche parente a caso, tanto per far cagnara), abbracciarsi sinceramente e augurarsi le cose migliori, rinnovando la propria solidarietà e affetto reciproci.
Mi sono sempre segretamente vantata di questi sentimenti, soprattutto da quando ho conosciuto persone che, se per alcuni versi stimo, per altri ne compatisco l'eccessiva razionalità e la totale assenza di slanci di entusiasmo. Provare certe emozioni e a volte anche solo provarne qualcuna, è un grande privilegio, che ho scoperto non essere alla portata di tutti.
Che poi il natale si trascini questa fissazione del regalo da fare a tutti, da pensare, da acquistare, da confezionare e da consegnare in tempo, che se no ci fai una figuraccia, è un'altra storia. Così come il rito del grande cenone in cui sei seduto a una ricca tavola imbandita ma ti senti solo perchè preferiresti una coca e un tramezzino al freddo con qualcuno a cui vuoi bene veramente.
Il senso del natale è: chiedo scusa se ho fatto torto a qualcuno, cerco di dimenticare i torti subiti, stringo la mano e comincio a essere più generoso.
[Con le dovute precauzioni, però. Perchè "ca nisciuno è fesso", e io non sono ancora arrivata allo step successivo in cui dai incondizionatamente senza nulla pretendere. Dal canto mio, faccio il primo passo, comincio a fidarmi e a offrire appoggio. Tuttavia, se vedo che non viene corrisposto o, anzi, viene deriso, mi ritiro prontamente. Chè la merce del tipo che propongo è rara, e posso immodestamente affermare d'avercela d'oro.]
Questi, dettagliatamente esposti, i miei sentimenti a riguardo. Pensieri e atteggiamenti che, di norma, cominciano letteralmente a pervadermi da metà novembre a dopo la befana.
Eppure, da due anni non è più così.
Quest'anno neppure la neve è riuscita a far scattare la scintilla della magia natalizia. E dire che in poche settimane è venuta giù già due volte.
L'idea di dover programmare con chi passare la vigilia e con chi il giorno di natale, di dover andare a cercare il regalo anche solo per una persona, di dover litigare per convincere le persone a pensare su cosa fare a capodanno mi provoca un certo fastidio.
Al momento vedo solo le situazioni che mi soffocano e che comincio a non sopportare più, vedo che le cose che vorrei che cambiassero, non cambiano e che se lo fanno, mutano alla lentezza di una tartaruga. Lei è saggia, io meno, perciò mi sto annoiando, reazione che avverto cozzare violentemente contro il muro di allegria e sorrisini del periodo.
Il natale mi sembra una cosa troppo seria e "responsabile" e io adesso non sono in vena di pensarci. Ho solo voglia di andarmene e divertirmi.
Il mio spirito natalizio non è svanito, è solo sopito in attesa di un umore migliore per spuntare.
Prima o poi tornerà.
saluti