Avevo ancora il coltello in mano quando sentii la chiave girare nella toppa.
Mi girai di scatto, cadendo di colpo in una sorta di narcolessia vigile, con lo sguardo fisso sulla chiave del comò. Udii una voce maschile chiamare il mio nome, ma il suono non era nitido: mi arrivava ovattato, come se stessi dentro a una bolla d'aria sotto al mare e qualcuno gridasse dalla superficie. Sentivo i passi avvicinarsi, la voce farsi concitata.
Poi d'un tratto sbattei le palpebre e mi svegliai. Mattia, in piedi, di fianco a me, impietrito.
"Mio dio cosa hai fatto.."
Mi voltai e la vidi. Era caduta in quella posizione scomposta: una gamba piegata, una stesa, il tronco flesso, prona sul bracciolo del divano, le braccia penzoloni. Il tessuto aveva assorbito il sangue e il sofà non sarebbe mai più tornato giallo.
Era l'unica cosa che riuscii a mormorare.
"Non tornerà più giallo".
"Cosa?" chiese lui.
Lo guardai, impassibile come si guarda una pianta crescere sul balcone.
D'improvviso afferrò violentemente il mio braccio destro e strinse il polso facendo cadere il coltello lontano. Sulla lama il sangue era già rappreso e la caduta non provocò ulteriori schizzi.
La stanza era quasi pulita. Se non fosse stato per qualche piccolo punto rosso sulla parete immacolata, a nessuno sarebbe sembrato il luogo di un delitto.
Tanto merito andava a quel divano, sul quale, ancora impunita, intratteneva i suoi amanti; aveva bevuto il veleno rosso che le avevo fatto uscire dal petto, come complice silenzioso del mio piano. Avevo proprio fatto un buon lavoro.
Mattia mi schiaffeggiò:
"Svegliati, svegliati! torna in te! cri*to cosa hai fatto!"
Quella sua reazione, così normale, mi distolse dalla muta constatazione del mio operato e mi riportò a confrontarmi con il mio essere sociale.
Se nella mia coscienza rimaneva la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta, nella mia mente pratica cominciavano a palesarsi le ombre di tutte le forme in cui sarei stata punita per il mio gesto, dalla legge, dalla società, dai parenti, dagli amici.
Cosicchè, con un candore estremamente razionale, gli dissi "Aiutami a pulire e prendi nell'armadio due lenzuola e due coperte per avvolgerla. Serve dello spago.".
"Ma che cazzo dici? sei impazzita? hai appena ammazzato tua madre! guardati le mani cazzo, è il suo sangue!"
Mi guardai le mani. Erano tremendamente sporche. Mi divincolai dalla sua presa e mi diressi in bagno. Tanto sapone e tanta acqua fresca.
Quando tornai nella stanza Mattia era chino su quella puttana, controllando se ci fosse ancora battito. Era difficile trovare un lembo di pelle senza tagli o senza sangue.
Mentre mi stavo asciugando le mani con una salvietta, mi soffermai a guardarle e vidi che erano tornate pulite, forse ancora più bianche e linde di prima. Avevo sradicato il marcio dalla casa di mio padre, avevo fatto un favore all'umanità intera, avevo messo a posto le cose, finalmente.
"Donatella non era mia madre. Era una puttana che si scopava mio padre, che lo aveva raggirato, portandolo al creatore e prendendosi i suoi soldi."
"Era sposata con lui da dodici anni, hai pure una sorella da lei! cosa penserà Jennifer? ora rimarrà sola, un padre morto e una madre ammazzata dalla sorella! dio!"
Povera Ciccia.
Dodici anni fa, dopo mesi di tresche e di sesso sfrenato, Donatella cominciò a esigere di più, cominciò a pretendere entrate cospicue e costanti. E per assicurarsele, quella gran troia si era fatta mettere incinta (chissà poi se proprio da mio padre), costringendolo così a sposarla. Lui, che era uomo d'altri tempi, si assunse le sue responsabilità e si portò in casa quel rifiuto umano, obbligandomi, con tutto il garbo possibile, a conviverci.
All'inizio era buona, anche se si percepiva qualcosa di deviato in lei.
Il peggio cominciò con la nascita di Jennifer. Che cazzo di nome! Si era già scelto tutti insieme per Cecilia, ma all'ultimo la strega impose il suo nome da telenovelas. Tutti, piccola per prima, dovemmo ingoiare. Diceva che così le dava un'aria più internazionale. Si, da bagascia internazionale!
Ma per me era diverso. Da quando l'avevo vista nell'incubatrice, piccola, piccola, ma con le guanciotte rosse, era diventata Ciccia. E rimase Ciccia.
"Se n'è sempre fregata di mia sorella, finchè c'era mio padre era circondata d'affetto, poi quando è morto la stronza s'è scomodata solo per rinchiuderla in collegio e godersi i soldi!"
"Ok era una poco di buono ma non ha fatto niente di illegale! Tu l'hai accoltellata, cazzo sembra un colabrodo!"
Niente di illegale. Niente di illegale.
Legalità e giustizia non vanno di paripasso. La legge tutela chi sa pagare coloro che l'amministrano.
E lei pagava. Molto.
Se lì, in quel frangente, avessi detto a Mattia il motivo vero per cui avevo affondato il coltello centinaia di volte in quel petto marcio, forse avrebbe capito e forse avrebbe gradito anche lui. Avrei spiegato che non si trattava solo di mera gelosia verso un'invadente matrigna. Avrei vomitato tutto l'orrore che mi era toccato buttar giù per colpa sua.
Ma non era il momento, rischiavo di avere una crisi, rischiavo d'impazzire se mi fossi messa a pensare a quello che quella schifosa mi aveva costretto a fare in tutti quegli anni. Era sporca lei, ma con le sue azioni ignobili aveva fatto sentire sporca me, più volte.
E quel genere di macchie non te le levi più di dosso.
Adesso che cominciava a sembrare un'adolescente, più che una bambina, Jennifer stava per essere macchiata anche lei.
Non avrei mai permesso che si perpetrasse quello schifo e, di fatto, non lo permisi.
"A mali estremi, estremi rimedi. Anche per Jennifer è la cosa migliore. Non meritava di vivere. Era una pessima madre."
"Il mondo è pieno di pessimi genitori, ma non è un motivo valido per ammazzare la gente! cazzo finirai in galera!"
Lo guardai dritto negli occhi, con la serenità di chi sa di aver fatto la cosa giusta e la rabbia di chi sta per fare a botte con uno più grosso di lui.
"No, non finirò in galera. E tu mi aiuterai."
saluti
venerdì 28 novembre 2008
martedì 4 novembre 2008
cara mojada

Com'era diversa, sul viso, l'acqua salata della croazia. Quella di adesso è grigia e acida.
Ricomincia la settimana, ma senza bel tempo. Pioggia, ancora pioggia, incessantemente pioggia.
Se oggi fossi un dolce sarei una zuppa milanese: bagnata (di acqua piovana) e col mio solito c*lo a panettone.
L'ardua impresa di arrivare all'altro capo della città asciutta è miseramente fallito a soli venti metri dal portone di casa, quando ha cominciato a venir giù a catinelle. Cappellino con prominentissima visiera, super mantella nero/giallo evidenziatore (che mi avrebbero visto nitidamente anche dall'arco della pace), sovrapantaloni impermeabili e ghette. Tutta bardata, esco salutando la portiera che mi guarda come se fossi un'operatrice anti-attacco terroristico biologico, e così avvolta sfido le intemperie. Ma se contro le gocce puoi combattere, contro le onde c'è poco da fare, e così vengo affogata da una dozzina di automobilisti rinco***oniti che nel passare su una pozza, invece di rallentare, accelerano. Allora rifletto, e mi chiedo, ma come caspita fanno a non bagnarsi quelli che vanno in moto? Oppure anche loro sono vittime dello stesso destino?
Meteo a parte, dedichiamo un po' di spazio alle celebrazioni per l'eroica spedizione del team vigapollo che ha portato a termine la missione NYC Marathon con ottimi risultati: chi era dubbioso è riuscito nell'intento, e chi era teso ha ottenuto un grande risultato (mantenendo un patto). Complimenti boyz!
Frank pensa a Berlino e parlane con Chidori!
Saluto con affetto anche un nuovo lettore del blog che ringrazio tantissimo per i complimenti, ma soprattutto per la presenza!
Veniamo alle ultime, inutili, elucubrazioni. Visto che è un po' che diserto la palestra (e si vede), stasera ho deciso di farci un salto: le solite facce, qualche new entry e, dalle otto in poi, il carosello di modelle e modelli.
Personalmente, stimo e ammiro quest'ultima categoria, non tanto per la profondità dei loro discorsi, le loro idee brillanti, la loro parlantina coinvolgente, il loro avvincente mestiere o le loro abitudini da emulare (la maggiorparte -tengo a precisare, non tutti- è appena maggiorenne, parla poco, in uno scarso inglese, di argomenti un po' monotematici, ai casting e alle sfilate viene trattata come numerini senza personalità, mangia poco o niente e fuma come una ciminiera), quanto più per il fatto che sono belli, rappresentano la bellezza, la giovinezza e la freschezza.
Poi non importa se nel corso del tempo i canoni estetici sono cambiati: in tutti i periodi, chi ha svolto il ruolo di modello, ha incarnato la bellezza così come veniva percepita in quel dato momento.
Fatta questa lunga premessa, che sottolinea il mio rispetto e ammirazione al concetto di bellezza rappresentato dalla categoria, devo aggiungere che, sotto altri profili, la stima scema inarrestabilmente.
Perchè due bei ragazzoni brasiliani sui vent'anni, di quei maschi fascinosissimi che vedi negli spot CK, devono rompere le pa**e a tutta la sala pesi, per altro piena, rincorrendosi tra le panche e urlando come se fossero due dodicenni finoc**i al parco, nonostante i richiami dell'istruttore?
Perchè una splendida ragazza dell'est sui diciott'anni dal viso angelico deve mettersi con un italico energumeno tutto tatuato e col doppio della sua età, che non fa altro che metterla in bella mostra con i suoi compari? Mentre lui va giù di addominali, lei è lì sul tappetino accanto, che fa le più impensate posizioni di stretching, e li vedi gli occhi dei compari, a metà tra l'incredulità e l'invidia, talmente espressivi che quasi senti quello che pensano "Beato lui che se la sc*pa".
Per carità il mondo maschile funziona così da millenni e guai a cambiarlo: per fortuna non ho un'indole che tende a sovvertire lo status quo delle cose, quindi neanche mi ci metto.
E' sconcertante però constatare, ogni volta che finisco in palestra, che bellezza non è sinonimo di perfezione totale, che bellezza non sempre equivale a fascino e che purtroppo, gente molto bella, è anche spesso molto sconsiderata.
Eppure, Keats scriveva:
"Beauty is truth, truth beauty, that is all you know on earth, and all you need to know."
(La bellezza è verità, la verità bellezza, questo è tutto ciò che sapete sulla terra, e tutto ciò che vi serve sapere.)
(La bellezza è verità, la verità bellezza, questo è tutto ciò che sapete sulla terra, e tutto ciò che vi serve sapere.)
Sarà vero? Sarà bello? Sarà che adesso me ne vado a fare una doccia bollente e non ci penso più.
Anche perchè il sentore di burrasca col fidanzato ha sparpagliato della tensione nella mia serata e non mi va di stare a pensarci o a rimuginare. Ognuno faccia quello che vuole, senza prendersela.
Le inca**ture dovrebbero essere come la pioggia sull'impermeabile: star lì un attimo e poi scivolare via.
saluti
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