martedì 15 luglio 2008

modern swinging lady


Venerdì a comprar libri utili, il giorno, dispersa e spaventata sul ciglio di una strada in quel di settimo, la notte. Tanti auguri e complimenti al dottor DeFrancesco.
Sabato spa day chez moi: fanghi, maschera, scrub, dolorosissima depilazione, impacco rigenerante capelli, creme, cremine, cremette. Segue cenetta d'anniversario, perchè da noi vige il rito indiano, quello che i festeggiamenti durano tre giorni.
Domenica colazione al "dolce luogo" e giro saldi in corso vercelli. Una mezza, se non completa, delusione, sia per i capi proposti che per i ribassi inesistenti. Più bufale che in Campania.
Discussioni, frasi, capitoli, discorsi, chiacchiere. Le parole, più che le azioni vere e proprie, hanno dettato il ritmo dell'ultimo fine settimana, che finalmente posso affermare essere stato sereno e allegro.
Domenica, la passeggiata finalizzata ai saldi ha avuto come punto di partenza la Feltrinelli di piazza Piemonte. Federico sa bene che non è annoverato tra i posti che più mi piace frequentare. Forse perchè non sono un'accanita lettrice. O forse perchè tutte le volte che andiamo mi obbliga a stargli accanto mentre per due ore spulcia i dvd in offerta in cerca di qualche ultraspacconata americana. Momenti in cui mi annoio terribilmente, come quando avevo sei anni e mio padre si gongolava tra le cartine autostradali europee al Touring di corso Italia. Cose di cui non m'importa una cippa.
Provvidenza vuole che stavolta la sua meta sia in realtà il secondo piano, dove si trovano i tanto adorati libri gialli e noir. Qui il boyfriend molla la presa e io sono libera di scorrazzare in giro a curiosare. Veleggio verso gli scaffali "turismo" augurandomi di venire colta da un'improvvisa illuminazione sulle vacanze. Ma la lampadina rimane spenta, come tante altre misere volte.
Proseguo dunque verso i manuali di cucina. Sicuramente tra gli hobby che coltivo di più, l'estate ha un po' rallentato la produzione di manicaretti, ma non per questo bisogna rinunciare a aggiornarsi. Afferro dunque un libro sulla produzione casalinga del gelato. Vedi mai che mi stanco di pagare tre euro (ovvero sei mila lire) per un cono, e mi metto a sperimentare l'arte della gelida dolcezza? Mi dirigo verso le poltroncine nere per consultarlo quando scorgo un libro d'arte che colpisce la mia attenzione. Mi fermo, lo guardo, lo sfoglio e, incuriosita, me lo porto via.
Il libro sui gelati rimane abbandonato sul bracciolo della poltrona, tra le mie mani le opere colorate e ammiccanti di Gil Elvgren.
Gillette A. Elvgren, americano di Minneapolis, architetto mancato, nel 1933 sposò l'amore della sua vita, mise in saccoccia il suo talento per la pittura e andò a cercare fortuna all'American Academy of Arts di Chicago. Era bravo, questo lo notarono tutti, ma l'arte sfama solo cuore e mente; quanto allo stomaco, da ben poca sostanza. Fu così costretto a tornare in provincia con la sua Janet.
Poco dopo però giunse il compenso per una tavola pubblicitaria realizzata qualche tempo prima. Era stata apprezzata e gliene venivano commissionate altre. Fu l'inizio di una grande carriera.
Da Chicago, alla Florida e poi New York. I grandi marchi alimentari, cosmetici e di moda richiedevano le sue "ragazze". E non mancò nemmeno il brand più importante: Coca Cola.
La crisi della Grande Depressione e i tempi duri della Seconda Guerra Mondiale ispirarono Elvgren a un'ideale di donna Donna, che sapesse inorgoglire l'americano medio e consolare il soldato di ritorno a casa. Tutto questo, con un po' di pepe in più.
Elvgren fu l'uomo delle pin-up. Per l'onore della moglie ci auguriamo solo in senso artistico.
La pin-up del suo tempo me la immagino una donna leggera, svampita, con una risatina al limite dello snervante, bella, oca, pettegola e civetta. Sebbene non riscontri altro che difetti nel suo carattere, c'è qualcosa nel suo aspetto che trovo straordinariamente nuovo e ricco di fascino.
Forse perchè la moda di oggi sembra proporre e lodare modelli di donna androgini, dove la femminilità viene nascosta, messa in secondo piano per celebrare invece l'ambiguità sessuale. Senza contare che oltre i trent'anni sei fuori target e ti conviene non festeggiare più il compleanno.
Risultato? L'ideale di bellezza odierno è un manico di scopa minorenne sovietico.
E chi sono io per contrastare tutto ciò? Assolutamente nessuno. Al dictat sento di dover tacitamente sottostare anch'io.
Ma per un attimo, domenica, mentre avevo in mano quel libro ho fantasticato.
Ho sognato una donna ibrida che torna a essere quella di ieri, gentile, educata, sensuale senza volgarità, piacevole, conciliante, ma rimane anche un po' quella di oggi, imparando finalmente il trucco per non farsi infinocchiare dal sesso forte.
Ho immaginato che non rinuncia all'amore e alla famiglia, ma che riesce anche magicamente a coltivare, con lo studio e la passione, la propria intelligenza e creatività.
Ho persino pensato che questa donna non si trascura, anzi, si fa bella, ma non per ispirare sesso, ma per sè stessa, contenta e fiera del suo corpo, delle sue forme e della sua immagine senza mille paranoie.
Poi un "Ma che cazzo stai facendo, minchia!" mi ha svegliata, ho aperto gli occhi, mi è passata davanti una sedicenne col bacino sporgente e la maglietta 'de puta madre'.

Ho chiuso il libro, l'ho riposto e ho pensato che, per fortuna, Elvgren è morto trent'anni fa.
saluti

giovedì 10 luglio 2008

veranitud

Quest'estate comincia bene. Del come possa proseguire poco si sa.
Sabato 21 giugno mi alzo e rispondo scazzata al fidanzato. I reciproci difetti sono irreparabili. E se sradicarli è impossibile, toccherà conviverci. Come si dice, "se non t'uccide, ti fortifica".
Nel pomeriggio creazione dolci e shopping pro pigiama party con la Peccy (ho un dubbio su quante c ci vogliano per scriverlo). Aperitivo casalingo a base di tartine, formaggi, salumi e fragolino.
Domenica in trasferta, pranzo, degustazione dolci, mini bianca pro matrimonio Anna.
Lunedì, passeggiata serale in solitaria. Di quelle volte che se non esci scleri.
Butti la spazzatura e poi, invece di salire a casa a prendere borsa con cellulare, documenti e altre cose inutili per l'occasione, te ne sbatti e pensi che l'unica cosa che ti serve sono le chiavi per tornare. Direzione parco.
Il parchetto dietro casa, quello che quindici anni fa c'erano le roulotte degli zingari e tuo nonno ti diceva di non girarci troppo attorno che poi rubano i bambini. Adesso c'è l'erba ben tagliata, ci sono sentieri, panchine, dal vicino complesso residenziale si avvista anche qualche sciura che porta il cane a fare i propri bisognini. Gentrification.
Cammini, al tuo passo. Sciabatti sul marciapiede con le infradito. Le grate che recintano l'area verde intervallano bruscamente i raggi del tramonto così che, seguendo la tua velocità, ti arrivano come se fossero tanti rapidi flash di luce calda.
A destra senti rumori di stoviglie nelle case, gente che finisce di cenare, le notizie del telegiornale, qualcuno guarda "Veline".
Inatteso, un runner ti sfreccia accanto: vedi il suo sudore, senti la sua fatica, la conosci. Ma non è questo il momento. E' una passeggiata e ti va solo di passeggiare.
Due uomini, di una certa provenienza, escono dal parco e cominciano a percorrerne il perimetro, giusto davanti a te. Si rinnova in te la convinzione sconsolata di quanto sia lenta certa gente.
Li superi e prosegui, fino a una panchina, dove aspetti che il sole scompaia. Lo fa.
Ti rialzi e via, un altro parco dietro casa, la strada delle tue medie e quella delle tue elementari. Noti come, quello che da piccola ti sembrava un portone gigantesco, adesso non è altro che un cancelletto senza pretese, neanche troppo grande.
Considerato che le mete di villeggiatura non sono ancora pervenute, ti fermi davanti a un cartello per leggere quali siano le iniziative del comune per l'estate. Subito balza agli occhi "La Traviata" alla Scala. Il giorno successivo t'informi.
Mercoledì 25, dopo un tour de force per ottenere i biglietti di seconda galleria a 12 euro, te la godi assieme a un fidanzato che ha deciso teneramente di accompagnarti. Certe occasioni sono imperdibili.
Giovedì preparativi e venerdì 27 si parte per Riccione.
Impagabile il binomio sensoriale di cemento la mattina e sabbia fine al pomeriggio. Partire da Milano alle 11 e finire balneanti nell'acqua salata dopo tre ore, ti catapulta in un'altra dimensione: colpa dell'ipotalamo che, ignaro del fatto che si tratti solo di un week end fuori città, si setta automaticamente sulla modalità vacanza.
Tre giorni di sabbia, mare, onde, bombe, canditi, pesce, carne, strozzapreti, smalti, piadine, scottature, minacce di temporali, litigi, risate, fumetti, ville da acquistare e persone gentili.
Domenica la tristezza del ritorno e la soddisfazione di aver trascorso 47 ore di puro gusto.
Lunedì non resta che fantasticare su un potenziale replay.
Venerdì 5, matrimonio. Anna e Rudi, witty couple.
Bella la cerimonia, con sacerdote showman, bello il ricevimento, approvatissimi location e catering, bella la musica e la compagnia, perchè se ne sentono pochi di matrimoni dove l'orchestrina è composta da metallari e fa un certo effetto anche finire al tavolo con gli sposi e due simpatiche coppie tra cui Antonella e Jèrome promessi per il prossimo 26 luglio. Poi vengono a dire che i matrimoni sono in calo.
Sabato, in seguito a promessa a amico finlandese, mi cimento nel ruolo di commessa d'élite presso boutique d'abbigliamento e particular jewelry, in zona very fashion. Vengo messa alla prova da un POS accidioso, ma l'intervento del principe azzurro sul rotolino di carta per la ricevuta e il sapiente utilizzo della mia diplomazia, salvano la situazione. Salamelecchi a Juan, che mi ha tenuto compagnia per più di un'ora disseppellendo il mio spagnolo ormai alla frutta.
Domenica colazione col fidanzato e giornata di mega acquisti col papà. Perchè mi affeziono più agli uomini che alle donne.
Auguri a Hanna, Marco e Cate.
Lunedì tranquillo. Martedì giunge una notizia che mai mi sarei aspettata: qualcosa di bello, anzi, bellissimo, un dono prezioso che devo imparare a gestire, a rispettare e a completare.
Ieri mi sono messa alla prova, ma l'inaffidabilità di un computer mi ha liberato la giornata.
In serata, festeggiamenti per i due anni di reciproca sopportazione e affetto con Federico, di cui divento ufficialmente la fidanzata in seguito alla consegna timida e impacciata di un anello, immediatamente apprezzatissimo e rimirato dalla proprietaria. Auguri!
Visione de "Il grande Lebowsky" con conseguente mio tiepido commento alla pellicola.
Il promemoria ricorda a breve di: provvedere a sistemare l'imminente scadenza bancaria, recuperare la patente, acquistare libri, eventuale fiera a novara, tentare nuove creazioni dolci, decidere qualcosa per le vacanze. Poi, magari, si tenta anche di curiosare tra i saldi.
Che è meglio!
Chi era il puffo che lo diceva?
saluti

lunedì 7 luglio 2008

patato sbagliato


O forse no?
saluti

à la recherche

Pas du temps perdu.
Capita che assaggiando una pietanza, guardando una foto, sentendo un profumo o, più comunemente, ascoltando una canzone, ricordiamo momenti piacevoli o spiacevoli accaduti in passato. Ci coglie un fiume di emozioni e sensazioni: gioia, dolore, tristezza, serenità, rimorso, rimpianto, nostalgia.
Uno su tutti, però, prevale: il senso del cambiamento.
Sebbene in quell’istante i sentimenti suscitati da un avvenimento passato sembrino attuali, allo stesso modo si percepisce l’inelidibile distanza nel tempo. Ci rendiamo conto di quanta strada abbiamo percorso, tortuosa o pianeggiante, soli o con altri, per arrivare a ciò che siamo adesso.
Scatta il bilancio: siamo contenti? Forse si, forse no. Non conta, quello che abbiamo fatto fin qui non si può cambiare. Più importante è l’intenzione di riparare, ove possibile, agli sbagli che riteniamo di aver commesso. Ciò non significa poter tornare alle condizioni precedenti l’errore, ma cercare di ridurre il danno.
Tutti sbagliamo e nessuno è perfetto. Se ci sentiamo immacolati, non vantiamoci di una tale precarietà. Se ci sentiamo colpevoli, non convinciamoci di essere soli.
Cambiare ci rende umani e ci proietta “in là”.
Je suis à la recherche du temps qui viendrà.
saluti