Venerdì a comprar libri utili, il giorno, dispersa e spaventata sul ciglio di una strada in quel di settimo, la notte. Tanti auguri e complimenti al dottor DeFrancesco.
Sabato spa day chez moi: fanghi, maschera, scrub, dolorosissima depilazione, impacco rigenerante capelli, creme, cremine, cremette. Segue cenetta d'anniversario, perchè da noi vige il rito indiano, quello che i festeggiamenti durano tre giorni.
Domenica colazione al "dolce luogo" e giro saldi in corso vercelli. Una mezza, se non completa, delusione, sia per i capi proposti che per i ribassi inesistenti. Più bufale che in Campania.
Discussioni, frasi, capitoli, discorsi, chiacchiere. Le parole, più che le azioni vere e proprie, hanno dettato il ritmo dell'ultimo fine settimana, che finalmente posso affermare essere stato sereno e allegro.
Domenica, la passeggiata finalizzata ai saldi ha avuto come punto di partenza la Feltrinelli di piazza Piemonte. Federico sa bene che non è annoverato tra i posti che più mi piace frequentare. Forse perchè non sono un'accanita lettrice. O forse perchè tutte le volte che andiamo mi obbliga a stargli accanto mentre per due ore spulcia i dvd in offerta in cerca di qualche ultraspacconata americana. Momenti in cui mi annoio terribilmente, come quando avevo sei anni e mio padre si gongolava tra le cartine autostradali europee al Touring di corso Italia. Cose di cui non m'importa una cippa.
Provvidenza vuole che stavolta la sua meta sia in realtà il secondo piano, dove si trovano i tanto adorati libri gialli e noir. Qui il boyfriend molla la presa e io sono libera di scorrazzare in giro a curiosare. Veleggio verso gli scaffali "turismo" augurandomi di venire colta da un'improvvisa illuminazione sulle vacanze. Ma la lampadina rimane spenta, come tante altre misere volte.
Proseguo dunque verso i manuali di cucina. Sicuramente tra gli hobby che coltivo di più, l'estate ha un po' rallentato la produzione di manicaretti, ma non per questo bisogna rinunciare a aggiornarsi. Afferro dunque un libro sulla produzione casalinga del gelato. Vedi mai che mi stanco di pagare tre euro (ovvero sei mila lire) per un cono, e mi metto a sperimentare l'arte della gelida dolcezza? Mi dirigo verso le poltroncine nere per consultarlo quando scorgo un libro d'arte che colpisce la mia attenzione. Mi fermo, lo guardo, lo sfoglio e, incuriosita, me lo porto via.
Il libro sui gelati rimane abbandonato sul bracciolo della poltrona, tra le mie mani le opere colorate e ammiccanti di Gil Elvgren.
Gillette A. Elvgren, americano di Minneapolis, architetto mancato, nel 1933 sposò l'amore della sua vita, mise in saccoccia il suo talento per la pittura e andò a cercare fortuna all'American Academy of Arts di Chicago. Era bravo, questo lo notarono tutti, ma l'arte sfama solo cuore e mente; quanto allo stomaco, da ben poca sostanza. Fu così costretto a tornare in provincia con la sua Janet.
Poco dopo però giunse il compenso per una tavola pubblicitaria realizzata qualche tempo prima. Era stata apprezzata e gliene venivano commissionate altre. Fu l'inizio di una grande carriera.
Da Chicago, alla Florida e poi New York. I grandi marchi alimentari, cosmetici e di moda richiedevano le sue "ragazze". E non mancò nemmeno il brand più importante: Coca Cola.
La crisi della Grande Depressione e i tempi duri della Seconda Guerra Mondiale ispirarono Elvgren a un'ideale di donna Donna, che sapesse inorgoglire l'americano medio e consolare il soldato di ritorno a casa. Tutto questo, con un po' di pepe in più.
Elvgren fu l'uomo delle pin-up. Per l'onore della moglie ci auguriamo solo in senso artistico.
La pin-up del suo tempo me la immagino una donna leggera, svampita, con una risatina al limite dello snervante, bella, oca, pettegola e civetta. Sebbene non riscontri altro che difetti nel suo carattere, c'è qualcosa nel suo aspetto che trovo straordinariamente nuovo e ricco di fascino.
Forse perchè la moda di oggi sembra proporre e lodare modelli di donna androgini, dove la femminilità viene nascosta, messa in secondo piano per celebrare invece l'ambiguità sessuale. Senza contare che oltre i trent'anni sei fuori target e ti conviene non festeggiare più il compleanno.
Risultato? L'ideale di bellezza odierno è un manico di scopa minorenne sovietico.
E chi sono io per contrastare tutto ciò? Assolutamente nessuno. Al dictat sento di dover tacitamente sottostare anch'io.
Ma per un attimo, domenica, mentre avevo in mano quel libro ho fantasticato.
Ho sognato una donna ibrida che torna a essere quella di ieri, gentile, educata, sensuale senza volgarità, piacevole, conciliante, ma rimane anche un po' quella di oggi, imparando finalmente il trucco per non farsi infinocchiare dal sesso forte.
Ho immaginato che non rinuncia all'amore e alla famiglia, ma che riesce anche magicamente a coltivare, con lo studio e la passione, la propria intelligenza e creatività.
Ho persino pensato che questa donna non si trascura, anzi, si fa bella, ma non per ispirare sesso, ma per sè stessa, contenta e fiera del suo corpo, delle sue forme e della sua immagine senza mille paranoie.
Poi un "Ma che cazzo stai facendo, minchia!" mi ha svegliata, ho aperto gli occhi, mi è passata davanti una sedicenne col bacino sporgente e la maglietta 'de puta madre'.
saluti



