martedì 27 febbraio 2007

cos'è per te

Venerdì sera nervoso e arrabbiato. Ho litigato e, come al solito, imploso ciò che andava fatto esplodere. Ma d'altronde la diplomazia ha un prezzo. Dal litigio, che è più corretto definire una selva di silenzi e evasioni verbali, si dipana una lunga e contorta dissertazione sulla felicità. Durante il match, si scontra chi sostiene che essa possa scaturire improvvisamente ma frequentemente, soprattutto dalla presenza di qualcuno e chi, invece, sostiene che sia qualcosa di molto raro, difficilmente generato da terzi. Chi mi conosce, sa quali posizioni ho preso, ma sarebbe interessante compiere un'indagine per capire quale, fra le due, è l'opinione più condivisa. Segue notte d'infame insonnia.
Sabato si recuperano i rapporti. Un economico acquisto in Brera. Economico, ma di grande effetto. Cena casalinga e poi in maschera.
Sono partita con l'idea di vestirmi da scolaretta di college inglese, stessa mise di halloween, ma ancora ignota poichè mai sfoggiata. In realtà una maglietta bianca, una similcravatta rossa e una gonna a quadri erano tutto ciò che di più "mascheratesco" avessi in casa. Completavano l'opera le scarpe basse, il cappotto severo, lo zaino courtesy del boyfriend e delle scomodissime (e penso sia un eufemismo) calze nere autoreggenti. Tuttavia, mentre accompagnata da un orribile mostro verde (che federico chiama scrondo..?) e michael miers, mi dirigevo verso il locale in festa, mi sono resa conto che, giacca a parte, ero molto più simile alla ragazzina pazza assassina di kill bill volume 1. Adesso, fra una dolce scolaretta inglese, che mangia uova e bacon la mattina e, sotto la pioggia, va' in quell'antiestetico edificio che è la sua scuola per scoprirsi lesbica e in un paio d'anni, alcolizzarsi e drogarsi, e un'astuta liceale giapponese che pasteggia a zuppa di miso, riso vivo (ndr per chi capisce) e okonomiyaki annaffiando il tutto con sake e bancha, che vive e uccide nel meraviglioso, morendo di una morte terribile, ma comunque nel meraviglioso, chi pensate che volessi impersonare? Perciò quest'anno a carnevale mi sono mascherata da Gogo Yubari.
Abbiamo girato un breve video in cui mi sgozzavano e luca ha spopolato con il suo costume. Francamente mi sono dovuta far spiegare da che cosa si fosse mascherato e che cosa fosse la serie di film "Halloween". Il locale era carino, dopo un po' ci hanno raggiunto anche il diavolo e l'acquasanta con altri amici. Serata divertente, soprattutto perchè l'amicizia del boyfriend col proprietario ci vale spesso il limoncello della staffa.
Domenica s'è nulleggiato, c'èst à dire che non s'è fatto nulla tranne delle ottime patate, pannocchie e (un po' meno buona) torta. Ha seguito la visione di due film.
La sera, i guai di famiglia hanno buttato un po' giù il morale. Innegabile che un padre triste, su una figlia femmina, generi un forte senso d'impotenza e ansia.
Ieri, e in parte anche oggi, mi trascino un po' questo malumore, ma la bella giornata sta agendo positivamente.
Infine vorrei fare un appello.
Save orsacchio.
saluti

lunedì 26 febbraio 2007

semel in anno licet insanire

Per adesso metto solo il video di luca. E qualche foto.
baci

venerdì 23 febbraio 2007

una bella frase


Basta molto poco per cambiare una giornata. Basta incontrare un amico che non vedi da tanto, tanto tempo. Vederlo e parlarci ininterrottamente per più di tre ore come se non fosse passato un solo giorno dall’ultima volta.
Oggi è stato così con Alessio, ma per me, l’adorato Kaoru. Il principe profumino, l’uomo dalla valigia di 35 kg con limite di 20 kg, colui che è capace di passare ore e ore fermandosi in migliaia di negozi per comprare videogiochi.
Parliamo della sua gaarufurendo e del mio boyfurendo, della falange P e altri compagni di quel di Sesto, chi ha finito, chi no, chi continua e come, ma soprattutto, della sua grande e imminente impresa. Sua, e del buon vecchio chotto, ragazzo fiero, di sani principi, che m’ha dato una mano più volte, e nel meraviglioso, e sul suolo italico.
Intanto camminiamo per le vie del centro: profumi troppo costosi, maglie rossonere con orme particolari, vestitini come grembiulini, gingilli interessanti, e gli immancabili boxer..ma con taschino! Mannaggia! E poi ancora le vie del lusso, ”5.590 euro per un vestito?”, però è rosso Valentino, la gente sta male……. Variopinte ciabatte da infermiere e gli parlo delle previste spese folli per uno spettacolo da tanto atteso. Giro in galleria, ci sediamo in piazza della scala. Altre chiacchere e qualche foto. Via torino, fnac e poi via, fino a sant’ambrogio. Lo saluto e programmiamo un’altra uscita. Chissà se faremo in tempo. Impossibile fare un resoconto di tutto ciò di cui abbiamo parlato. Troppe cose, troppo personali e legate a esperienze uniche che sappiamo solo noi e poche altre persone.
Stasera ho guardato, come faccio spesso, il suo blog, e leggere che, cito testuali parole “è stato come ai vecchi tempi”, mi ha fatto capire che, se tra le persone c’è un legame saldo, basato sul rispetto e sulla mutua assistenza, questo non viene scalfito, per quanto uno possa sbagliare, latitare o, temporaneamente, sbandare. Oggi le nuvole hanno lasciato il posto a un bel sole tiepido, ma anche avesse piovuto a catinelle, sarebbe stata una giornata comunque radiosa.
La scena più comica:
“Patty, ma come sono vestiti quelli lì?” mi chiede con sguardo stralunato.
“Chi?” chiedo incuriosita.
“Ma sti qua davanti, da cosa sono vestiti?” prosegue.
“Ma chi, dove?”cercando attorno.
“Ma qui davanti!” precisa lui.
“Non dirai questi?” domando sbigottita.
Di fronte a noi, camminavano con incedere ozioso, due tradizionali “ghisa” milanesi, due vigili urbani vestiti della classica divisa scura con mantello e cappello tipici. Complice anche il carnevale “sfasato”, il buon Kaoru ha scoperto una nuova maschera meneghina.
I capelli oggi mi stavano un casino. Tu, ovviamente, eri perfetto!
Infine un saluto particolare alla cosmocate il cui ginocchio (visto che so di cosa parlo) mi preoccupa. Fammi sapere se ti posso essere d’aiuto!
baci

mercoledì 21 febbraio 2007

edizione straordinaria

Non mi piace nè la destra nè la sinistra. Tutti mangiapane a tradimento. Tutti che promettono quanto abbasseranno le tasse e miglioreranno le condizioni di vita di ogni cittadino se verranno eletti e poi chi s'è visto, s'è visto. Non sono una brava politica o politologa, e non ambisco a diventarlo. L'unico criterio sul quale baso la mia scelta prima delle elezioni politiche è: questa coalizione appoggia le direttive del vaticano?
Non sono una mangiapreti, abbastanza credente e per niente praticante. Ma non accetto che si legiferi imponendo al cittadino qualcosa riguardante il corpo e le relazioni, solo perchè la chiesa (il minuscolo non è a caso) lo dice.
Ho appena sentito che forse il governo sta per cadere.
In base ai miei parametri, devo rattristarmi o gioirne?
saluti

martedì 20 febbraio 2007

all stars tranne me



Me and Manuel Agnelli
Me and Mike Patton

Thanks fede.
baci

sweet sunday

Veniamo ai fatti miei.
Venerdì sera sono andata alla presentazione del primo dvd che riassume la ventennale carriera degli Afterhours. Sono riuscita a fare la foto con Manuel, grazie alla professionalità del fidanzato fotografo. Peccato che, come al solito, sia venuta malissimo. In compenso mi sono cimentata, fotografando federico e gli altri del forum con Mr. Agnelli: eccellente. Seguono aperitivo condito da conversazione su superiorità maschile/femminile con pseudo calciatore e visione di Mission Impossible III.
Sabato, il boyfriend vince i biglietti per vedere il live di Caparezza all'Alcatraz. Gentilmente, mi ci porta e passiamo un'allegra serata con altri amici ascoltando le invettive in rima del capoccione da Molfetta. Canzoni carine, età media 19 anni, salvo qualche non-giovine verso i quaranta, spettacolo complessivamente piacevole, trasformismi sul palco degni di un nouveau Arturo Brachetti.
Tutto procede finchè, terminato lo show, il locale non si trasforma in una discoteca e, automaticamente, trascino lo sventurato a ballare. Fosse per me, considerata la sua innata avversione al ballo, ballerei anche tranquillamente da sola, ma insiste testardamente a seguirmi.
Ne approfitto per fare una comunicazione di servizio: non posso considerare la mezz'oretta di ballo di sabato come esauriente per due ragioni. Uno: si è trattato veramente di un lasso di tempo irrisorio, che non può essere definito come "andare a ballare". Due: la musica rock è adatta se sei arrabbiato o ti vuoi sfogare, ma per il genere di ballo che intendo (si tappino le orecchie coloro che non vogliono sentire) non va' bene, e siccome all'Alcatraz fanno solo rock, si facciano le dovute deduzioni.
Domenica non ho fatto assolutamente niente (di particolare). Sveglia tardi e pranzo serio, senza tigelle e gnocco fritto (un paio di chili ogni volta), ma pizza fatta in casa, agnello, patate, peperoni, mandaranci e chiacchere (anche queste) fatte in casa dalle abili mani della genitrice del boyfriend.

Qui casca l'asino. Quando il sabato mattina o addirittura già il venerdì sera mi viene posta la domanda, come faccio a dire di no? La situazione va' valutata attentamente.
Da un lato c'è il piacere di fare le cose alla luce del sole, essere presentata e accolta (devo dire benissimo) da un'altra famiglia, conoscere persone nuove, assaggiare gustosi manicaretti e deliziosi liquori e vivere un po' la piacevole tradizione del pranzo della domenica con cui, purtroppo, non sono cresciuta.
Dall'altro c'è, da parte mia, un forte senso d'inadeguatezza e la visione di questo appuntamento come di qualcosa al quale non si può mancare, pena l'esclusione. Non posso di certo obbligare gli altri a non parteciparvi, lungi da me privare alcuno dei propri affetti. Ne posso optare, mi è parso di capire, per sganciarmi in solitaria dal rito domenicale.
La domenica mi piacerebbe uscire dodici ore o anche stare tutto il giorno a letto, ma senza un obbligo fisso da rispettare.
Penso che dedicare due domeniche su quattro in un mese, al pranzo in famiglia, sia un giusto compromesso. Ma sto ancora aspettando risposte.

Tornando a domenica, durante il pranzo, un simpatico commensale mi domanda sbigottito: "Ma che dolci ci sono in Giappone? Non è certo un paese famoso per i dolci.".
Basta. Penso di aver parlato a manetta per una ventina di minuti se non di più. Chi ci è stato lo sa. Il Giappone è il paese del dolce. In tutti i sensi.
Giungo a saluti vari: I'd like to know what was your test like, let me know, caro bruce, la vedo dura sulla mezza, mi manterrò sulla distanza già in programma, ino, pensa bene agli spostamenti..ci sono posti validi anche in questo emisfero, e infine un bacio grande a kaoru e a chotto che se ne vanno nel meraviglioso.
baci

ieri sera

Ho visto un telegiornale e un film. Opinioni.

Cronaca
Di Vicenza conosco solo il baccalà, e a me, che costruiscano una base americana non fa nè caldo ne freddo. Tuttavia, il lato politico in me latente, suole comparire in simili situazioni.
Soppesiamo: da un lato mi chiedo come si permettano sti vaccari hamburgerfressen di porre a uno stato libero e indipendente (e governato da un pastore tedesco) un aut aut del tipo: se non ci fate ampliare la base, smantelliamo anche quella che c'è già e alziamo i tacchi. In questo modo molte persone rimarrebbero disoccupate, creando quindi un malcontento generale.
Dall'altro mi domando come possano le autorità italiane permettere tanto liberamente che un altro stato, in funzione della sua potenza egemonica a livello geopolitico, si prenda una parte considerevole del territorio, modificando irreversibilmente il rapporto che i leggittimi cittadini hanno con esso.
Da un lato gli americani non sono simpatici e, senza dubbio, non fanno niente per sembrarlo.
Dall'altro, mio padre, classe 1949, mi ha sempre ripetuto che se invece degli americani, ci avessero liberato i russi, adesso nella mia casa ci vivrebbero quindici persone.

Spettacolo
In una breve telefonata, annuncio a federico il mio desiderio di vedere "Bridget Jones, the edge of reason". Mi sfotte con la sua ormai nota risatina sarcastica. Controbatto dicendo che fra me e lei non ci sono molte differenze. Gigioneggia e dissente. BJ è cicciottella, gelosa, imbranata, disperata, un po' umorista e tanto, tanto buona. Chi negherebbe che mi assomigli? Peccato che la sottoscritta non stia proprio assieme a Mark Darcy (Colin Firth fammi tua)......ma a qualcuno di molto meglio.......
Mi auguro vivamente che federico si procuri il film e se lo guardi.
saluti

giovedì 15 febbraio 2007

non me l'aspettavo

Perciò ti dico grazie per:
  • la tavola apparecchiata.
  • l'antipasto di salmone, tonno e halibut affumicati (e marinati) con il burro e il pane tostato.
  • lo splendido filetto di salmone sul letto di patatine al forno.
  • l'aver cucinato tu, qualcosa che non fosse fagioli piccanti, salsiccia e patate o altri piatti da sergio leone.
  • la scelta di un menù a base di pesce, perchè sai che mi piace.
  • la bottiglia di muller-turgau (non badare a com'è scritto).
  • l'arancia fatta a metà.
  • le candele accese.
  • i the fratellis e janis (e per la prima volta, no mike patton).
  • la tua camicia azzurra, perchè non sai quanto sei bello in camicia.
  • le tue poco velate avances alla Malù, alla Sirtori e alla Farina.
  • il tuo tradimento fisico e affettivo con la Manuela.
  • il profumo del dopobarba.
  • la tua inguaribile indecisione anche sui posti al cinema.
  • le tue reazioni all'udire parole dolci mentre Hannibal squarta qualcuno.
  • la tua pigrizia scandalosa nel programmare qualche uscita nel week-end.
  • le conversazioni con l'amico Saspe (il tuo amico immaginario che compare quando non mi sopporti più, abbreviato da esasperazione).
  • la comprensione sfoderata quando ti dico che torno a casa a dormire.
  • lo sconcerto nel renderti conto quanto lontano ho parcheggiato.
  • il tuo sguardo sbalordito quando, accostando, distruggo lo specchietto di un'audi.

Nonostante la mia palese inadeguatezza alla circostanza, mi sono divertita.

baci

mercoledì 14 febbraio 2007

buon san valentino

Aboliamo san valentino, non il santo, la ricorrenzofobia.
Oggi, aboliamo le cenette nei ristoranti, che alleggeriscono il portafoglio di lui e mandano in paranoia lei, aboliamo i cioccolatini che fanno male, aboliamo i fiori se no poi ce li regalano solo il 14 febbraio e il resto dell'anno picche, aboliamo i completini intimi fucsia travone perchè lui se l'aspetta di vederci qualcosa di simile addosso questa sera (ma non di certo l'8 marzo, sfruttiamo quindi l'effetto sorpresa -donna, tu che sei dotata di cervello, usalo-), aboliamo cuscini, bambole, borse, coperte e oggettistica a tema che poi non sai più dove metterla, aboliamo i bigliettini con le frasi melense stampate e la firma aggiunta, aboliamo le compilation di mediashopping, aboliamo i regali griffati, aboliamo i doni eccessivamente costosi.
Aboliamoli oggi.
Gli altri giorni dell'anno, sono ben accetti.
Oggi prendiamoci per mano, abbracciamoci, facciamoci una foto, giochiamo a rincorrerci e prenderci, diciamoci frasi sdolcinate e grammaticalmente sconnesse, anneghiamo in un mare d'iperboli e superlativi assoluti, promettiamoci cose che poi non faremo mai.
L'innamoramento è una condizione patologica: è provato che in tale lasso di tempo l'essere umano diventi più idiota, più lento, più sbadato del solito.
Se oggi è la loro festa, bè, allora è lecito che mostrino pubblicamente tutti i loro difetti e sintomi. Perchè frustrarsi a fare gli adulti maturi e moderni, programmando la serata e corredandola di tanti gingilli? Se vi volete bene fate i bambini (nel senso di assumere i loro comportamenti) e investite una parte considerevole del vostro tempo a farvi le coccole.
Se poi non avete una compagna o un compagno, rammentate (e qui qualcuno mi smentirà) che c'è un sentimento più forte dell'innamoramento, chiamato passione. Oggetto di tale sentimento è, più frequentemente di una persona, un ideale, una corrente di pensiero, un gruppo, una musica, un'abitudine. E difficilmente un soggetto è privo di passioni. Oggi è anche la vostra festa.
Comunque, che siate accoppiati o scoppiati, che abbiate organizzato tutto fin nei minimi dettagli o non sappiate perchè sulle vetrine abbiano appiccicato cuori rossi, l'augurio è lo stesso: divertitevi.
baci

auguri, ti voglio bene.

per caso, ieri a cena



Ho scoperto che anche i petti di pollo si vogliono bene.

buon san valentino

baci

martedì 13 febbraio 2007

"e san paolo disse: fate-bene-fratelli"

Venerdì sera mi arriva un sms che m'informa delle condizioni critiche di Federico. Prendo la macchina, mi fiondo al san paolo e lo ritrovo con un occhio malandato, colpa di una pallonata: "Però ho fatto gol!" ridacchia spavaldo l'aquila della Barona. Maschi.
I pronti soccorritori, amici dell'infortunato goleador, ci lasciano e rimaniamo in ospedale fino all'una e mezza circa quando, finalmente, lo visitano. Attendo. Poi torna e mi porta davanti a un aitante medico di mezz'età dall'occhio ceruleo con annessa infermiera sudamericana: "Il suo amico (chiamiamo le cose con il loro nome, please!) ha deciso di rifiutare la radiografia alla testa e il ricovero, pertanto è necessario che venga costantemente sorvegliato da qualcuno nelle prossime 48 ore. In caso si manifestino questi sintomi (e mi porge un foglio) deve riportarlo. Firmi qui.". Per due giorni ho la responsabilità di un'altra persona. Andiamo bene, considerando i disastri che ho combinato con la sottoscritta, tempo 24 ore e Federico decede.
Ci dicono di tornare il giorno successivo per gli accertamenti del caso. Usciamo e, dopo tanto tempo, torno da Vladimiro, il mio pizzaiolo egiziano notturno preferito. Qualcosa di veloce, giusto per festeggiare, e ci prendiamo anche una brioche. A casa.
La mattina di sabato mi carico il quasi trentenne in macchina e lo riaccompagno per la visita oculistica. Breve, superficiale, con una dottoressa snella ma superdotata (una quarta direi). Tutta invidia.
Esito positivo, non c'è niente di grave anzi, ci canzona pure per aver aspettato tanto la sera prima, solo per una pallonata. Strega.
Torniamo. Tutto sembra a posto, giro in Feltrinelli a prendere il dvd degli Afterhours e poi a casa. Nella sfortuna del suo occhio malandato, rompo finalmente il rito del pollo arrosto e patatatine fritte al sabato per pranzo, complice l'assenza di suo fratello. Oggi faccio qualcosa di diverso. Ma è inutile pretendere di inventarsi qualche piattino se nella dispensa ci sono fonzies, panna da cucina, e cannella. Passo al supermercato e faccio i miei primi spaghetti con le vongole. Forse un po' piccanti, ma passabili.
Pomeriggio tranquillo. Poi si lancia proponendo una cena con amici. Tentenno, non lo voglio contraddire anche se, considerata la precarietà della condizione, mi sembra meglio evitare. Ritorniamo a fare la spesa per la cena e, al supermercato, non si sente bene. A casa mentre prepariamo peggiora. Chiamiamo qualche medico ma non ci sanno dire niente di particolare. Arrivano gli altri, ceniamo abbastanza tranquillamente. A capotavola Jack Sparrow sembra più rilassato, forse per le due bottiglie di rosso che stanno girando sul desco.
Risotto ai funghi, involtini di vitello, verdure miste, patate al forno, torta ricotta e uvetta, caffè e liquore. Sparecchio e poi tutti a dormire.
Domenica mattina, vista la situazione, torniamo per un'ulteriore visita. Ma il reparto di oculistica è deserto e la gentile signora del pronto soccorso ci invita a provare all'oftalmico. Ci dividiamo e comincia una discreta attesa. Poi lo raggiungo in una zona dove dovrebbero attendere solo i pazienti e assistiamo a delle scene raccapriccianti che non voglio però raccontare.
Morale: contusione bulbare, quattro giorni di prognosi, collirio e riposo.
Lo riacompagno, lo saluto e me ne torno a casa.
Intenso week-end. Soprattutto perchè non riesco a gestire il dolore delle persone che mi stanno accanto. Cerco si sviare, di dire una battuta divertente, di farle parlare per non pensare a ciò che sta succedendo ma è inutile se non c'è risposta. Peggio mi sento se l'altro sprofonda in un mutismo serrato. Non riesco a decifrare cosa voglia, non posso darglielo e quindi non posso migliorare la sua condizione. E' successo qualche tempo fa con un'amica a cui era accaduta una brutta cosa in famiglia e che doveva superare un'avventura, indubbiamente piacevole da un lato, ma faticosa da un altro. E' successo domenica con lui. Dare una mano agli altri senza fare casino mi sembra infattibile.
Comunque, auguri a Andrea, fratello di Federico, wissh you the best for you English test, saluti alla cosmocate e a Kaoru la cui salute mi preoccupa, e saluti anche a colui che, nel caso non riesca a trovare un certo biglietto, mi supporterà nel cercarlo.
baci

venerdì 9 febbraio 2007

conversazione

"Pronto?"
"Ciao bella come va'?"
"Ciao bella, bene, tu?"
"Non c'è male. Allora, cosa mi racconti?"
"Mah, ieri giornatina piena. La solita mattina, poi il pomeriggio sono andata alla Triennale."
"A fare?"
"A vedere una mostra sul design italiano, ho approfittato di Ino, l'amico-guida architetto."
"Piaciuta?"
"Carina. So che odi il termine, ma s'adatta perfettamente. C'erano oggetti di tutti i tipi: vestiti, posate, borsette, auto (la nuova cinquecento è fichissima), c'era anche la copertina del cd degli After.."
"Perchè? E' un oggetto di design?"
"Boh, loro di certo lo sono. La chicca comunque è stata il finger biscuit."
"Cioè?"
"In pratica, un biscotto, o meglio, una cialda a forma di ditale che metti sul dito e immergi, ma rende più l'idea dire inzuppi, in una crema a piacere. Anche se sarebbe pensata apposta per la nutella."
"Fico. Poi?"
"Altre cose. Ce n'erano un sacco. Se dovessi raccontartele tutte starei qui due ore. Certo che ci deve essere un legame tra oggetti innovativi e gente strana."
"Perchè?"
"Giravano soggetti curiosi, a metà tra fashion victims e penseurs impegnati."
"Pens..cosa?"
"Lascia stare, diciamo che non mi sentivo affatto fuori posto col mio maglione shocking purple."
"Deduco allora che la gente fosse parecchio strana."
"Deduci bene. Che ci vuoi fare..creativi, fancazzisti."
"Y luego?"
"Y luego siamo andati a prendere un caffè lì, nella Triennale intendo. Attorno ai tavolini ha tutte sedie e poltroncine diverse. Ovviamente, mi sono andata a accaparrare la più comoda. Quattro chiacchere e poi abbiamo provato a tampinare un suo amico che abita lì vicino, proprio dietro il vecchio ufficio di mio papà, ti ricordi in Pagano?"
"Certo. Ciumbia."
"Ma non c'era e allora abbiamo optato per l'aperitivo."
"Sarete andati al Bhangra."
"Esatto."
"Scontato."
"Vabè, a me il posto piace, lo conosco."
"Ok, ma ce ne sono duecento lì. Ogni tanto cambia!"
"Noiosa. Comunque, siccome poi alle nove dovevo essere a casa miei, abbiamo preso solo da bere."
"Che cosa?"
"Scena raggelante: s'avvicina il cameriere di colore, grande quanto un armadio e la sottoscritta chiede due Negroni. Dopo due secondi, colgo l'atroce doppio senso."
"Che cima che sei! Mangiato?"
"No, perchè dopo avevo la cena con i miei. Infatti, errore colossale. Mai e poi mai un Negroni a stomaco vuoto."
"Brava, saggia."
"Senti da che pulpito. Non farmi la paternale, sai di non essere la persona più indicata."
"Ok, prosegui."
"Usciti, ritampiniamo il suo amico, che stavolta c'è e ci accoglie brevemente a casa sua."
"Bella?"
"Parecchio. Cose top: divani di pelle nera simil Le Corbusier, corno, o zanna (non me ne intendo), penso d'elefante, accanto al televisore, bel frigorifero."
"No, adesso dimmi cos'ha di bello un frigorifero."
"Non lo so, ma era bello. Poi calcio balilla, una mensola per i libri..sai di quelle a onda?"
"No."
"Vabè, e poi il letto con sotto il tatami."
"Perchè hai visto il letto?"
"Maliziosa, maniaca, perversa. Sono fidanzata fedele e monogama convinta. Ino, bellamente, m'ha fatto fare il giro della casa."
"E il padrone?"
"L'ha lasciato fare. Simpatico, ha l'aria della persona semplice, coi piedi per terra, raro per uno così sfacciatamente agiato."
"Classista. Poi senti chi parla. E la cena con i tuoi?"
"Dopo poco sono stata gentilmente riaccompagnata a casa e ho cercato invano di riprendermi dall'aperitivo. Ti dico solo che quelli da cui siamo andati hanno detto a mio papà, ma quanto parla sua figlia!"
"Considerando che già di tuo sei una macchinetta.."
"Appunto. A mezzanotte e mezza mi girava ancora la testa. Comunque mi sono divertita."
"Direi che puoi togliere il punto - andare a vedere una mostra-."
"Approvo. A proposito, quando andiamo a ballare? Ho alcuni biglietti per lo Shocking, il 22 febbraio, ma non ci sono mai stata, com'è?"
"Tutti quattordicenni, emme ci ci."
"Cioè?"
"Milano che conta."
"No, allora eviterei. Rammento esperienze tragiche al Casablanca."
"Vabè, vediamo."
"Ok, al massimo finalmente ti faccio vedere la casa e vieni a cena da me."
"Quella cosa verde? Sarebbe anche ora!"
"Ok, ti faccio spaghetti con pesto e pomodorini. Me li ha consigliati un mio amico."

martedì 6 febbraio 2007

注意してください (warning)



mai e poi mai mettere acqua fredda in bicchiere caldo.
baci

lunedì 5 febbraio 2007

wishlist di febbraio

  • riuscire a uscire con Kaoru prima che se ne vada nel meraviglioso.
  • fare una gita fuori Milano.
  • andare a ballare.
  • acquistare gli agognati jeans Levi’s/tuta nera/profumo.
  • andare a una mostra.
  • invitare i miei a cena per i loro 25 anni di matrimonio.
  • fare una foto con Manuel (praticamente impossibile).

lato casalingo

Un week-end piacevole. In cronologia, venerdì sera ho visto l’inizio de “Il codice Da Vinci” e il fatto che mi sia fermata al solo inizio è indicativo di quanto abbia apprezzato la pellicola: scontato, raffazzonato in qualche modo, solido e convincente come uno che cammina sui trampoli. Voto n.c. : Venezia. A seguire una buona dormita.
Sabato, ritmi casalinghi da couple parisienne: insolita sveglia alle 9:30 colazione e giretto mercato. Le prove che, nel bene e nel male, Milano sia una città cosmopolita, sono facilmente reperibili in viale Papiniano al sabato (o anche al martedì). Camminando, ascolti lingue di tutti i tipi e vedi volti di tutte le etnie. Se poi siano tutte tutte non lo so, però di certo sono tante. Federico ironizza chiedendomi di tradurre un discorso tra due donne dell'europa orientale. Dice che sembro polacca, non me ne curo, tanto me ne hanno dette di tutte.
Passando tra le bancarelle, capi d’abbigliamento sfusi, occasioni uniche e pezzi furbi, altro che show room: be stylish, saving money. Improbabile acquisto della sottoscritta: maglione shocking purple, prossimamente su questi pixel.
Davanti a quelle di casalinghi ci perderei le ore: piatti, ciotole, tovagliette e oggetti inutili.
Tuttavia, quelle sensorialmente più attraenti sono, senza dubbio, quelle di alimentari, con i profumi invitanti di salumi, formaggi e “pulaster” arrosto e i colori variopinti di frutta e verdura fresche. Digressioni mercatare a parte, seguono pranzo, spesa e intenso pomeriggio a impastare tre tipi di biscotti con bonus di tagliatelle fatte in casa, al sugo. Un attacco di divanite acuta ha ostacolato la socializzazione serale.
Domenica, casa boy’s parents: rimanendo a Milano vado in trasferta culinaria in Emilia-Romagna. Menù: tigelle (per i neofiti, moi même inclusa, una sorta di piccolo panino-piedina cotto su piastra), gnocco fritto, affettati assortiti, formaggi e una crema deliziosa ma che dire grassa è un eufemismo, di cui, per vergogna, ometto di menzionare gli ingredienti. Seguono, anche se meno romagnoli, strudel, semifreddo al cioccolato e i miei biscotti (cioccolato bianco e nocciole, avena e uvetta, speziati). Il tutto innaffiato da vino rosso prima e nocino poi.
E’ doveroso aprire una piccola parentesi in merito. Trascorrere le domeniche a casa dei genitori del proprio ragazzo può suonare minaccioso, per una serie di motivi: dal senso d’inadeguatezza, al timore di annoiarsi o di commettere un passo falso. Tuttavia, ammetto che fino adesso mi sono trovata bene. Ok, va da sé che non sono rilassata e tranquilla come se fossi a casina, ma ci sono sempre persone nuove con cui parlare di tutto, e poi, vedi sopra per i piatti.
Verso le otto, aperitivo al Murphy e poi finalmente casa.
Mi sembra sempre che in questi due giorni potrei combinare molto di più. Suggerimenti?

giovedì 1 febbraio 2007

così è se vi pare

Puntata Simpsons, Mr. Burns si lamenta indignato che il figlio appena riscoperto non riesce a entrare a Yale. Immediatamente mi sovviene il direttore della sua orchestra che, quella sera al Twelve, mi chiede:
“Tu che strumento suoni”.
“Nessuno”, rispondo un po’ imbarazzata.
“No, lei suona il citofono” aggiunge ridacchiando lui.
No, non suono alcuno strumento (forse un tempo il pianoforte), sono per questo meno degna di rispetto? Non appartenevo alla tua nicchia scintillantemente vuota, c’è per questo bisogno di ridicolizzare?
Non siamo noi con la nostra indole e il nostro carattere, unici e particolari, a dare un’impronta alle azioni che compiamo. Sono le categorie e i gruppi a cui siamo associati che ci definiscono, esautorando totalmente le singole peculiarità.
Professioni/Persone
fa’ l’impiegata/beve di nascosto
vuole specializzarsi in chirurgia plastica/è un ragazzo solo
monta mobili in una ditta di traslochi/è un genio del computer
fa’ il commesso da Zara/vorrebbe leggere ‘Guerra e pace’
è la seconda assistente alla regia di quella radio/sta cercando un compagno serio
è un esperto accordatore/vorrebbe aprire un bar.
Raramente veniamo descritti come persone, ma come figure professionali, attraverso i beni materiali che possediamo, i riconoscimenti sociali acquisiti: più alto è il livello raggiunto in ciascun ambito, maggiore è il prestigio che ne deriva e, di conseguenza, la considerazione e la reverenza che “gli altri”, gli individui con cui veniamo a contatto, hanno.
Siamo identità fatte di cifre, titoli, nomi e lettere: sei uscito con 83, è 90-60-90, le presento il dott. ing. arch., ma lei è il figlio del cavalier, you got degree B. E se non lo siamo non siamo niente.
Non è triste, è giusto. Perché è così che va’. Sarebbe terribile se per conoscersi, si dovesse scavare nel cuore e nella mente di ogni persona. E poi, il risultato concilierebbe con la realtà esteriore?
L’uomo è limitato e imperfetto, e continuerà a catalogare i suoi simili in questo modo. L’augurio è che a questa operazione, ormai diventata meccanica, non venga apposto alcun giudizio. Un giudizio di valore che determina imprescindibilmente cosa (chi) è giusto, buono, lodevole e da emulare e cosa (chi) è sbagliato, cattivo, miserabile e da rigettare.
Non è una critica di stampo marxista sulla decadenza della società odierna, ne una riflessione scaturita dal personaggio di Chaplin in Tempi Moderni, ne tanto meno una petulante dissertazione filosofica amatoriale che pretende di rivelare chissà quale mistero umano.
Mi è stato insegnato che l’identità è una cosa fittizia, astratta. Non esiste, non la puoi raffigurare. Ma se l’identità è fittizia e il corpo è terreno e corruttibile, cosa rimane?
Chi sono: una persona.
Da chi provengo. da due persone che si sono amate.
Cosa ho fatto: ho voluto bene a delle persone, ho pianto singhiozzando, ho riso di gusto, ho fatto delle belle chiacchierate, sono stata triste, ho giocato e mi sono divertita.
Cosa faccio: cerco di agire senza danneggiare me o altri, provo a vivere decentemente.
Come sono: tutto e il suo opposto. Non spetta a me dirlo.
Cogito ergo sum.
Ma oggi devo concludere dicendo grazie alle amiche che non fanno domande scomode e mi accettano per quella che sono, agli amici con cui fare progetti “di corsa”e a quelle persone che quotidianamente si preoccupano per me.
Il mio mal di denti sembra attenuarsi. Ma, mai dirlo!
baci